Tra la fine del XVI secolo e la prima metà del successivo, l’arcivescovo Domenico Ginnasio (1586 – 1607) fece scavare il fondo della Grotta con l’intento di creare un più ampio presbiterio, consono alla solennità delle messe pontificali. Nel primo decennio del Seicento lo stesso prelato recintò con lastre di rame “…il sasso della sagrata grotta in forma d’Altare sopra del quale furono trovate due vestigie seu pedate, come di fanciullo impresse nella neve…” (Platea, 1678). Collocata nel 1507 sull’Altare delle Impronte, nel cuore della Sacra Grotta, la statua di San Michele Arcangelo, opera di altissima qualità ed immagine archetipa per la devozione, è comunemente attri – buita ad Andrea Contucci, detto anche Sansovino. Scolpita nel marmo bianco di Carrara, misura 130 cm di altezza. Rappresenta il Principe delle milizie celesti in atteggia – mento di guerriero che calpesta satana raffigurato come un mostro dal viso di scimmia, la coscia di capro, gli artigli di leone e la coda di serpente. San Michele ha l’apparenza di un adole – scente, dal volto atteggiato a sorriso. Il capo è ornato da una chioma inanellata a serpentine, a riccioli, a boccoli e a ciocche: un unicum nel suo genere nella storia della scultura. Il braccio sinistro è teso verso il basso. Il braccio destro, sollevato, impugna una spada disposta trasversalmente, in atto di minaccia. La posizione è quella di un soldato (veste, tra l’altro, la corta ed aderente armatura di un legionario romano con un ampio mantello militare) vincitore che, tuttavia, vigila affinché il nemico non possa più essere offensivo. La spada, prelevata dalla mano dell’Arcangelo, viene recata in solenne processione per le vie di Monte Sant’Angelo il 29 settembre. (Informazioni dal sito della basilica di San Michele Arcangelo Visita il sito)